Il Nord Ovest al fresco

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Toh! C’è una novità grossa su Leonardo Boriani (ex direttore de “La Padania” e attuale direttore de “Il Nord Ovest”), di cui parlavo qualche tempo fa in questo post sulla gestione dei giornali e in questo su uno scandalo che coinvolge la Lega. Stamattina Boriani è stato arrestato dalla Direzione investigativa antimafia per corruzione.

Tanta solidarietà ai dipendenti dei giornali diretti da Boriani.

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Gad Lerner intervista i Wu Ming

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L’intervista di Gad Lerner ai Wu Ming è molto interessante. Loro sintetizzano alcune questioni su Beppe Grillo, Gianroberto Casaleggio e il Movimento 5 Stelle da loro trattate ripetutamente nell’ultimo. Sono curioso di vedere gli attacchi che i militonti faranno contro Gad Lerner (gli prevediamo, ebreo al soldo di De Benedetti etc etc) e contro i Wu Ming (che non mostrano la faccia e parlano di fascismo perché sono comunisti, legati alle vecchie ideologie).

 

L’azione e la reazione delle Femen in Italia

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Le proteste di Femen sono controproducenti. Io, quando le vedo in azione, penso che facciano solo del male alla causa delle donne. Le vedi così, esibizioniste, esporre il petto e gridare slogan vuoti con voci stridule, e pensi: “Cosa vuoi ottenere?”. E si scatena così il moto contrario: quello conservatore. In Italia, poi, le tette al vento non possono che essere viste con arrapamento, con risatine maliziose e commenti poco carini. Pure in questo caso il risultato è contrario all’intento della protesta e le manifestanti passano per sgualdrine. Che effetto può aver avuto protestare in topless davanti a Silvio Berlusconi gridando: “Basta Berlusconi”. Lui avrà sorriso, avrà commentato i loro corpi e formulato un invito a una cena galante, come minimo.

Lo psicodramma di Oscar Giannino (che spara allo stagista)

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Sui “passi falsi del personaggio” – scrive l’editorialista del Sole 24 Ore Stefano Folli a proposito di Oscar Giannino e il finto master – “potrà pronunciarsi uno psicologo”.

Forse è giusto sia così, perché dietro sembra esserci uno psicodramma: il giovanetto di Mirafiori, quartiere operaio nella Torino del boom industriale, che diventa un economista liberista studiando nella città dei Chicago Boys, un Gordon Gekko cresciuto tra le tute blu con accenti pugliesi, era un’ottima base per uno storytelling eccellente. Altro che Berlusconi che si è fatto da solo con un padre bancario.

Lui, da Mirafiori alla Chicago Booth School of Business, era un modello di meritocrazia, la qualità che tanto manca all’Italia, una qualità molto predicata in questi anni dal giornalista economico e liberista Giannino.

Era tutta una balla, lui era l’unico a saperlo fino a poco tempo fa, ma ci credeva davvero. Se lo doveva ripetere come un mantra “Ho un master in finanze pubbliche a Chicago, ho un master in finanze pubbliche a Chicago…”. Training autogeno per crederci e risultare credibile e convincente. Poi uno dei suoi migliori alleati, Luigi Zingales, professore in quell’ateneo, se ne accorge e lo sputtana platealmente e la balla s’affloscia come il soufflé uscito male.

Prima Giannino si discolpa dicendo a La Repubblica del 19 febbraio:

Non ho titoli accademici. Ho studiato a Chicago, ma er i fatti miei, anche se è la mia scuola di riferimento.

Ma non ha studiato neanche lì, come rivelano le discussioni di alcuni utenti di Wikipedia che hanno curato la sua pagina e fatto delle verifiche alla Chicago Booth (vedi l’articolo di Wired). Poi all’Ansa svela una parte delle verità:

Mi sono state attribuite online lauree e master a Chicago. Sono cose messe lì da internet, non ho queste due lauree, il mio gravissimo errore è stato non essermene accorto

Insomma, qualcuno, a sua insaputa, ha scritto che lui ha una laurea in giurisprudenza e un master a Chicago così, tanto per fare. Su Il Fatto del 20 febbraio un articolo dimostra invece che lui ha dichiarato in varie occasioni pubbliche di avere il master, ma anche di aver superato il concorso da magistrato rifiutando. Insomma, sono tante le balle che Giannino ha inventato credendoci e dichiarandole con convinzione, così da essere credibile. Ma c’è un’altra cosa che mi scolvoge e mi dà fastidio, ed è una delle sue ultime dichiarazioni:

il curriculum sbagliato sul sito dell’istituto Bruno Leoni è dovuto ad un giovane stagista che ha preso e messo dentro quanto trovato su Wikipedia

Possiamo vedere in ordine:

  • Giannino dà la responsabilità a un suo sottoposto, brutto vizio della classe dirigente a cui Giannino non è immune;
  • Giannino e nessun altro all’Istituto Bruno Leoni controlla ciò che fa il sottoposto, brutto vizio della classe dirigente a cui Giannino non è immune (bis);
  • lo stagista deputato a scrivere la mini biografia per il sito non ha neanche osato disturbare direttamente il suo superiore e i colleghi principali per avere informazioni dirette, di prima mano, su Giannino;
  • le informazioni erano addirittura prese dalla pagina di Wikipedia, ma dubito che l’ego smisurato di Giannino non l’abbia mai spinto a vedere cosa c’è scritto sotto la sua voce nella principale enciclopedia on-line del mondo e quindi a correggerla;
  • resta altamente probabile che però lo stagista avesse una laurea, e Giannino no.

Che accade in redazione?

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Mi pare di essere stato un buon profeta. Qualche settimana fa, a proposito di strane iniziative editoriali e giornali, scrivevo di direttori particolari, che portano dietro di sé una strana aurea e citavo il caso di Leonardo Boriani, ex direttore de La Padania, passato attraverso l’avventura de ilvostro.it e infine approdato al quotidiano piemontese Il Nord Ovest. E qualcosa di strano dietro a questa iniziativa c’è veramente se ieri la redazione a Novara è stata controllata dalle forze dell’ordine.

Ieri, dopo le perquisizioni a casa dell’assessore allo Sviluppo Economico Massimo Giordano e dell’ex braccio destro di Roberto Cota Giuseppe Cortese, è seguita la visita di polizia e guardia di finanza alla redazione di Novara del quotidiano e si è scoperto cosa c’è dietro questo giornale: un rapporto di scambi di favori tra alcuni imprenditori e il politico. Loro portano l’acqua al suo mulino e lui concede favori, secondo la procura.

Ma ci sono altri due fatti succulenti: perché l’ex assessore alla Sanità Caterina Ferrero è stata vista alcune volte nella redazione? perché i contratti dei redattori scadono dopo le elezioni? L’Ordine dei giornalisti intervenga.

La strategia della minaccia della querela

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Dopo anni di Silvio Berlusconi che controlla le televisioni. Dopo polemiche infinite sul fatto che i politici dalla querela per diffamazione facile siano soprattutto quelli di sinistra (ricordo un articolo di Filippo Facci sul fatto che Massimo D’Alema abbia la denuncia facile), ora ci aspetta un’altra bella stagione per la libertà di stampa.

Perché quando leggo frasi come questa:

Ci vediamo in Parlamento e subito dopo in tribunale. Preparate il quinto dello stipendio se ne avete uno.

sento un brivido non per i rischi, ma per la mentalità repressiva e illiberale che manifesta. Continua a leggere

I tre giorni di S.A.S.

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I’m not a field agent, I just read books

Questa è una frase pronunciata da Robert Redford ne “I tre giorni del Condor”. Nel film lui, l’impiegato della Cia, legge tutto, libri, giornali, riviste etc con l’intento di trovare messaggi criptati e nuove idee. Un giorno lui e i college incappano su un thriller di basso livello che contiene una strana trama e un linguaggio criptico.

Ecco, sembra un po’ che abbia letto un romanzo della serie S.A.S., scritti dall’83enne Gérard de Villiers. Libri di spie e complotti internazionali che, a volte, sembrano essere preveggenti, come accenna questo lungo articolo del New York Times Magazine.

L’autore dell’articolo racconta pure un episodio che fa pensare al film di Sidney Pollack:

In the United States, I spoke to a former C.I.A. operative who has known de Villiers for decades. “I recommend to our analysts to read his books, because there’s a lot of real information in there,” he told me. “He’s tuned into all the security services, and he knows all the players.”

De Villiers può stare tranquillo: non è un agente, scrive solo libri.

Posti incerto per i giovani, pure in Parlamento

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Il sabato La Stampa, in base a uno studio della Fondazione Hume,  annuncia che “il Parlamento che verrà” sarà “tra i più giovani d’Europa”. Due giorni dopo un altro, il Sole 24 Ore, decreta che “Il ringiovanimento è, invece, ancora una volta rimandato: all’anagrafe continuano a primeggiare i candidati tra i 40 e i 60 anni”.
Insomma, per i giovani regna sempre l’incertezza del posto.

La Stampa, 26 gennaio 2013

La Stampa - 26-01-2013

Il Sole 24 Ore, 28 gennaio 2013

Sole 24 Ore - 28-01-2013