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Dopo anni di Silvio Berlusconi che controlla le televisioni. Dopo polemiche infinite sul fatto che i politici dalla querela per diffamazione facile siano soprattutto quelli di sinistra (ricordo un articolo di Filippo Facci sul fatto che Massimo D’Alema abbia la denuncia facile), ora ci aspetta un’altra bella stagione per la libertà di stampa.

Perché quando leggo frasi come questa:

Ci vediamo in Parlamento e subito dopo in tribunale. Preparate il quinto dello stipendio se ne avete uno.

sento un brivido non per i rischi, ma per la mentalità repressiva e illiberale che manifesta.

La frase è in un post sul blog di Beppe Grillo pubblicato dopo un pasticcio provocato da un suo candidato al Senato, Fabrizio Bocchino. Bocchino con un team di altri candidati esperti ha risposto a un questionario della redazione di “Le Scienze rivolto ai candidati e una risposta non è piaciuta a molti militanti e candidati del Movimento 5 stelle. Ma questi contro chi si sono accaniti? Contro Bocchino? Contro il team di esperti? No e no. Contro “Le Scienze” che ha pubblicato la risposta. Dopo il pasticcio Bocchino ha chiesto di rettificare sotto minaccia di azioni legali e loro hanno comunque corretto. Lo avrebbero fatto di certo anche senza minaccia di querele, ma qualcuno è talmente in malafede che deve usare i toni forti.

Lo stesso fa Beppe Grillo in questo post con cui attacca i giornalisti pennivendoli. Si rivolgeva forse ai giornalisti de “Le Scienze”? Boh, non fa riferimenti espliciti, però usando la mentalità distorta dei grillini, quella del sospetto che prevale sul ragionevole dubbio, quella dei dietrologismi e dei complotti, io presuppongo che Grillo abbia scritto questo post proprio dopo questo episodio e quindi che le due cose siano collegate.

Poi, sempre continuando con la modalità di alcuni commentatori militanti, potrei dire che questa non sia una casualità, ma una vera e propria strategia. C’è un altro caso – minore – che mi ha colpito e che porto alla luce, quello del consigliere comunale di Torino Vittorio Bertola contro un giornalista de “La Repubblica”, reo di essersi confuso e aver scritto senza cattiveria e malizia un articolo. Anche perché – scrive il politico nel suo blog – lui aveva tenuto dei toni volutamente vaghi, e io direi ambigui. Il pezzo è stato prontamente rimosso quando lo stesso Bertola gli ha fatto notare l’errore. (E questo il consigliere non lo scrive però). Bertola, nel post sul suo blog, scrive testualmente.

Volendo, potrei querelare per diffamazione gli autori di questi articoli

Poi scrive che non lo farà perché non vuole passare “come il censore della rete” (ok, bravo), ma aggiunge che:

Il senso di questa storia, tuttavia, è che veramente non è il caso di fidarsi di quel che scrivono i giornali, a maggior ragione se parlano di noi. E’ proprio quando tocchi con mano direttamente come funziona l’informazione “garantita” dei giornalisti “certificati” che ti rendi conto di quante balle circolano, talvolta per incompetenza, talvolta per calcolo. E’ proprio ora di rottamare l’informazione tradizionale!

E scrive pure Bertola scrive:

il fatto che Repubblica lanci nella home page della cronaca una roba del genere vi fa capire quali balle cosmiche essa sia pronta a raccontare senza verifica pur di denigrare il Movimento 5 Stelle.

Allora io scrivo che dietro il Movimento 5 Stelle ci sono persone che vogliono tappare la bocca ai giornalisti con la querela e la richiesta di risarcimento danni. Perché in questi casi i giornalisti possono avere la colpa, e non il dolo, di sbagliare sul M5S, ma i rappresentanti del Movimento hanno invece l’intenzione di usare le armi legali pure là dove non servono, perché difficilmente – con delle correzioni e delle rettifiche prontamente apportate – otterrebbero una condanna e dei risarcimenti. E se Bertola è risultato più pacato, gli altri non lo sono e il primo comunque si allinea agli altri in questa strategia della minaccia della querela e nel trasformare tutta una categoria di persone in “pennivendoli”. Come fanno Berlusconi e D’Alema. Non si impara mai.

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