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Perché non puoi continuare, a guerra finita, a mozzare le teste di cadaveri sul campo. Non puoi solo demolire. È il momento di costruire

Quando Luca Telese ha lasciato il Fatto quotidiano lo ha fatto per questo motivo chiaro, cristallino (lo dichiarò all’intervista al Corriere della Sera, già citata qui). Ora fa ridere, di una risata che si fa quando si trova davanti uno che parla per rabbia e si contraddice senza farci caso, perché a distanza di poche settimane si mette a sbraitare con rabbia e a torto.

Ieri il ministro del Lavoro e del Welfare Elsa Fornero ha rilasciato un’intervista al Wall Street Journal, un’intervista che è stata tradotta male da molti suscitando molte polemiche. Chi non ha letto l’intervista, o si è basato solo sulle rapide traduzioni dei giornali, ha creduto che il ministro avesse messo in discussione il diritto al lavoro in sé, attaccando quindi un diritto garantito dalla Costituzione. Invece la faccenda è diversa. Lo spiega sintenticamente Simone Spetia dove è l’errore.

This reform is a wager on behavior changing in many ways. My big fear is we don’t overcome this challenge. Everyone, not just workers, have to understand and change. That includes youth, who need to know a job isn’t something you obtain by right but something you conquer, struggle for and for which you may even have to make sacrifices.

Spetia (e io mi accodo) dice che “a job” va inteso come “un impiego”. Perché “lavoro” in senso generale è “work”. Certo, sarebbe bello avere l’audio dell’intervista, così da verificare quanto dice davvero Fornero, se per caso i primi a fraintendere sono stati gli autori dell’articolo. Però, per il momento, la frase diventa così:

i giovani, che devono sapere che un impiego non è qualcosa che ottieni per diritto, ma qualcosa che ti conquisti, per cui devi combattere e per il quale potresti persino dover fare dei sacrifici

Una condizione cristallina: un posto di lavoro non è un diritto. Non dev’essere garantito appena uno intasca il diploma. Va sudato, conquistato e guadagnato. E poi va mantenuto. Si chiama meritocrazia, e non “Stato assistenziale”, ed è una condizione che già molti vivono.

Bene, cosa fa Luca Telese. Dopo aver fomentato su Twitter le peggiori polemiche con la bava alla bocca di persone arrabbiate con il ministro, scrive un pezzo sul suo blog per far sfiduciare e dimettere Fornero e per sostenere un eventuale referendum per abrogare la riforma del lavoro. Tutto questo senza aver capito nulla delle frasi di Fornero.
Ma come? Tu quoque Telese? Tu che vorresti fondare questo giornale, “Pubblico”, “costruito sul modello di un garage della Silicon Valley”, e quindi con spirito libero e intraprendente, ti scagli contro una tautologia? Proprio tu che parlavi di “momento di di costruire”? Non era ora di smetterla di tagliare teste ai cadaveri sul campo?

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