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Ieri si è concluso il processo contro gli appartenenti a Sud Ribelle per le violenze a Genova e Napoli nel 2001. I giudici della Cassazione hanno deciso di assolvere i tredici imputati. Terza assoluzione consecutiva per loro.

Per chi non avesse una memoria precisa di quei fatti e quelle contestazioni e avesse letto l’ottimo libro “La Ferita – Il sogno infranto dei No Global italiani” di Marco Imarisio, è presto detto. Aprite al quarto capitolo, intitolato “Con in mano un cavolfiore”. Lì c’è tutto. Si parla di un’indagine del Ros (Raggruppamento operativo speciale) dei Carabinieri su quelle violenze, una ricostruzione sulla presunta trama delle violenze nelle due città, luoghi delle manifestazioni nel 2001. Di mezzo ci sono Francesco Caruso, Francesco Cirillo e Luca Casarini. Scrive Imarisio a pagina 67:

Il Ros è convinto che dietro gli scontri di Napoli e di Genova non ci sia alcuno spontaneismo di piazza ma una vera e propria associazione sovversiva. Alla premessa segue la costruzione di un rapporto di 986 pagine che rappresenta fedelmente quella tesi e cerca di dimostrarla.

Ma a Genova, poi a Torino (“per via della presenza dei militanti del centro sociale Askatasuna“), e poi a Napoli, i magistrati inquirenti, i procuratori, rifiutano quel lavoro pronto, bell’e fatto dal Ros:

Lavorano su fatti oggetti e non su un disegno complessivo che non riescono a vedere. Forse perché non esiste.

Solo nella piccola procura di Cosenza, città marginalmente toccata dagli eventi, trovano qualcuno disposto a prendersi carico di quell’indagine. Il 15 novembre 2002 scattano le custodie cautelari contro venti No Global meridionali, legati all’area di “Sud Ribelle”. La competenza territoriale del processo (il motivo per cui si può svolgere lì e non altrove) si basa sul ritrovamento, il 27 aprile 2001, di un volantino in una fabbrica di Rende, volantino con cui si rivendicava un attentato compiuto a Roma. Già questo elemento fa arricciare il naso. Leggendo questo capitolo del libro “La Ferita” si ha il forte dubbio che tutta questa ricostruzione – l’indagine e poi il processo – sia debole. E così ieri, dopo 11 anni dai fatti, circa 10 anni dagli arresti e quasi otto anni dall’inizio del processo, è arrivata la conferma a quel dubbio chiarissimo che il libro di Imarisio ha espresso.

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