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Nulla da fare. I fanatici di Stieg Larsson e della trilogia di Millenium non possono perdersi il primo film della versione americana realizzata da David Fincher. Uscito già da tempo negli Stati Uniti, dove ha avuto un buon successo, qualcuno si è chiesto come mai “Uomini che odiano le donne“, “La ragazza che giocava con il fuoco” e “La regina dei castelli di sabbia” fossero stati tanto apprezzati dai giornalisti.

Eric Alterman prova a dare una risposta su una delle principali riviste sul giornalismo, la Columbia Journalism Review in un pezzo intitolato “The Girl Who Loved Journalists“. Secondo Alterman, la figura del giornalista Mikael “Kalle” Blomkvist è una benedizione per la categoria.

Blomkvist è troppo buono per essere vero. Lavora per Millennium, una redditizia, benefica, rivista economica d’inchiesta, di cui lui è uno dei proprietari e direttore, che non ha uguali nel giornalismo americano. (E’ ricalcata sulla piccola rivista anti-razzista Expo, che Larsson ha contribuito a fondare nel 1995 e per la quale ha continuato a lavorare fino al suo infarto mortale nel novembre 2004 all’età di 50 anni, poco prima della pubblicazione di “Uomini che odiano le donne”).

Blomkvist, quindi, vive e lavora in un ambiente giornalista il più lontano possibile dal tipo giornalismo “politica intrattenimento/intrattenimento politico” che domina il panorama giornalistico statunitense, in particolare le notizie di affari.

E’ vero che Larsson imbroglia. (…) (Blomkvist dice alla fine del film, ndb) “Ho già infranto così tante regole professionali in quest’intero casino penoso che l’associazione dei giornalisti mi espellerà senza dubbio se solo saperessero….un’infrazione in più non cambierebbe nulla”. Ma ciò che rende la trilogia così preziosa per il giornalismo sono le cose che fa in modo corretto. (…)

La trama della trilogia, (…) spesso verte su argomenti di ambito giornalistico raramente discussi fuori dalle mense mal illuminate delle redazioni o in tetre aule universitarie. Vediamo Mikael e Erica battersi con amore e rischi, ma anche discutere delle fonti appropriate in una articolo della rivista contro un libro, un piccolo magazine contro un potente (e compresso) quotidiano. Vediamo la fatica della ricerca, dell’intervista fonti, e vediamo costruire una storia un dettaglio alla volta; o provare a immaginare chi stia mentendo e perché, come pubblica ciò che si conosce senza rivelare ciò che non si sa…

I giornalisti, poche persone icapiscono, sono pagati terribilmente poco. Blomkvist vive di cibo spazzatura, caffè e sigarette, senza comodità materiali. Il freelance ucciso per le informazioni su cui è incappato può permettersi solo un computer di seconda mano. Larsson è anche il primo narratore in tutti i media in cui mi sono imbattuto che ha un direttore attento a  bilanciare i costi di una storia e il suo valore sociale.

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