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Uno è buono, non vorrebbe infierire sulla gente, soprattutto alla vigilia di Natale. Ma a volte tocca farlo, perché è un mondo spietato, cinico, e siamo lupi. Però dopo che uno legge l’articolo di Mario Adinolfi “Contro i nonni” in cui lui, 40 anni, in politica e nel giornalismo da più di venti, si scaglia contro persone autorevoli, allora i polpastrelli pizzicano e viene voglia di fare il punto.

Ne ha fatto uno Alessandro Gilioli de L’Espresso, che è stato chiamato in causa come “nonno” reazionario e disfattista, da uno che ha pochi anni in meno di lui (Adinolfi non ha voluto apportare le correzioni richieste da Gilioli). Io avrei voluto commentare di più di quanto ho fatto, ma mi sono dato un ritegno, anche perché:

a) a rivedere il blog di Adinolfi che ora ha pochissimi commenti;
b) a vedere che il giornale nato come The Week ha smesso di uscire in edicola per vegetare sul web (E questo nonostante Adinolfi fosse stato un blogger di discreto successo non è servito a far da traino al suo progetto. Per non parlare poi del cattivo gusto di una sezione sul poker – gioco d’azzardo – e del fatto che, all’inizio del progetto, non prevedeva neanche di pagare i collaboratori giovani, immettendosi nel circolo di sfruttatori della manodopera giovanile a suon di “poi vedremo”);
c) a vedere che ha chiamato un progetto “CitofonareAdinolfi” mettendo il suo “cognome come Arianna Huffington” perché “attira pubblico”;
d) a vedere il fallimento di Red Tv;
ecco, a vedere tutte queste cose uno si rende conto che scappano tutti da lui e non bisognerebbe accanirsi.

Anche Malvino ha rinunciato a parlarne dopo averlo smontato in parecchie occasioni, come quella della presunta aggressione fascista (e invece era solo un motociclista incazzato). Gli veniva molto bene, ma è inutile perderci troppo tempo.

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