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L’Unione europea rischia grosso per colpa della finanza e dell’euro. Ieri Gianni Riotta, ex direttore del Tg1 e de il Sole 24 Ore, scrive su Twitter questo:

Dove è la generazione Erasmus? Glielo dico io. <!–more–>

La generazione Erasmus è cresciuta, la giovinezza volge al termine, si dienta adulti e ora sta cercando certezze che il mondo, quello degli adulti e quello della finanza, non le ha dato. La generazione Erasmus è chiusa nei call center a guadagnarsi qualcosa per pagarsi l’affitto, se vive da sola, o a casa dei genitori, perché magari non può permettersi di andarsene. La generazione Erasmus ha abbandonato l’Italia e se n’è andata a trovare lavoro all’estero, dimenticando il proprio Paese per trovare successo, soldi e serenità, quella serenità che il precariato non sa darti. La generazione Erasmus si è balcanizzata, perché gli amici sono lontani e – nonostante i low cost – non è facile permettersi viaggi per andare a trovarli. La generazione Erasmus si è balcanizzata perché – nonostante Facebook e Skype – i contatti si perdono quando la tua priorità è guadagnarsi da vivere e costruire un futuro in questo modo di incertezze e precarietà.

O forse questo sono io e pochi altri miei amici. Un ex studente Erasmus, con uno stage in un’istituzione europea da eurofanatico, e un altro anno di studi all’estero. Pensavo mi si aprissero prospettive di successo, e invece ogni anno che passa peggiorano. E come me tanti altri. Ci troviamo disillusi per colpa non nostra, ma dei politici, dei burocrati, dei banchieri, dei manager. Eppure, come mi ha risposto su Twitter un utente, siamo anche quelli che ormai siamo talmente abituati all’Europa che ci basta prendere un treno merci al volo per partire, ritrovare gli amici per sentirci come a casa.

Non siamo morti, come dice Massimo Gramellini su La Stampa di oggi noi siamo vivi. Dobbiamo solo aspettare che chi ha fatto tutti questi guai risolva la situazione senza farcela pagare. O che magari se ne vada lasciandoci le redini.

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