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Ho appena visto il video della conferenza stampa del governo di Mario Monti sulla manovra economica, in particolare quei minuti dell’intervento del ministro del Lavoro Elsa Fornero in cui si blocca per la commozione alla parola “sacrifici”. Ci sono alcune considerazioni su ciò che questo episodio comunica:

– Inutile sottolinearlo ancora, ma questo è un governo serio con gente seria. In primis per il fatto che una donna ha un ministero importante, fondamentale, in cui c’è bisogno di conoscenze approfondite e una forte consapevolezza di ciò che si fa, perché ciò che si decide riguarda tutti. Ecco, non è un ministero tipo “gioventù” o “pari opportunità” o ancora “turismo”;

– Sono ministri tecnici, molto preparati, professoroni, e qualcuno ipotizza lontani dalla realtà sociale. Ora, premesso che anche i ministri precedenti erano lontani dalla realtà sociale, le lacrime di Fornero indicano una cosa: ha idea che bisogna fare dei sacrifici, che ci saranno delle difficoltà, ma che queste decisioni ardue vanno prese perché lo richiede la congiuntura economica, perché c’è poco altro da fare. Il ministro è consapevole che i cittadini soffriranno per le sue decisioni, sarà una manovra “lacrime, sudore e sangue” (come diceva Winston Churchill), ma non è una “dama di ferro” come Margareth Thatcher, è umana, e si lascia andare. Diciamo che concordo con il Nichilista (senza essermi commosso, però);

– Se ad alcuni cittadini ha trasmesso un senso di umanità, per altri può essere stato un gesto di debolezza che le istituzioni non devono mostrare. Mentre molte persone di sinistra, leggo su internet, e i giornali schierati (basti vedere le prime pagine de l’Unità a sinistra, Libero e il Giornale a destra) la criticano: “sono lacrime di coccodrillo, colpite i poveri, non colpite i ricchi”. Partendo dal fatto che si poteva fare di più (aumentare la tassazione dei capitali scudati, tagliare di più i costi della politica, proteggere maggiormente altre fasce di pensionati), io non sposo queste considerazioni meschine. Non vedo, o non riesco a vederci, ipocrisia in quelle lacrime.

– Per alcuni Mario Monti ha sbagliato a dire “Commuoviti, ma correggimi”. Si sono dimenticati che prima ha temporeggiato, ha allungato un braccio verso la spalla, le ha dato tempo, ha iniziato a spiegare. E lei, inoltre, da donna forte, le ha risposto “Mi sono commossa, ma mi sono ripresa”. Cosa avrebbe dovuto dire il premier in quel caso? Forse avrebbe fatto meglio a continuare come stava facendo. Sicuramente avrebbe dovuto evitare frasi come: “Dai, ora basta. Smettila di piangere come una femminuccia”, oppure “Piangi pure, sfogati che ti fa bene”, o altrimenti “Non fare così, ti prego, mi commuovo anche io”. Poco ma sicuro.

– Quelle lacrime, mi chiedo ancora, cosa avranno comunicato agli investitori internazionali? La serietà e la severità della manovra italiana (quindi messaggio positivo) o la difficoltà della situazione (quindi negativo)?

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