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– È la prima volta che sento parlare di trattative di polizia giudizia con la ‘ndrangheta per la strage di Duisburg.
– Cosa farà domani mattina in ufficio?”

Ottima domanda. Cosa avrà fatto il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri all’indomani della trasmissione “Gli intoccabili” di martedì 29 novembre? Prima di tutto a me viene da immaginare le sensazioni di Gratteri durante l’intervista di Gianluigi Nuzzi (vedi il video sotto). Si stavano toccando fili delicati, i rapporti tra istituzioni e criminalità organizzata, portando al pubblico informazioni nuove e riservate. Avrà temuto che qualcosa, di lì a poco, potesse saltare. O avrà immaginato qualcosa sui suoi colleghi?

Tornando alla domanda di Nuzzi, ecco quello che avrà fatto questa mattina in ufficio: avrà assistito alle reazioni del palagiustizia reggitano all’arresto del presidente della Corte d’assise della città Vincenzo Giglio, per “Corruzione, favoreggiamento, rivelazione di segreto d’ufficio con l’aggravante di aver agevolato le attività mafiose“. Da una parte un procuratore da anni in prima linea nella lotta alla ‘ndrangheta, dall’altra un collega magistrato che invece col crimine organizzato ci marciava.

Secondo gli inquirenti, avrebbe favorito un esponente del clan Valle-Lampada, di origine reggina ma insediato da decenni in provincia di Milano, legato ai Condello di Reggio. Inoltre c’è anche un giudice del tribunale di Palmi, Giancarlo Giusti. Sarebbero parte, sempre secondo le ipotesi investigative, della cosidetta “zona grigia”, ovvero quella parte di società civile, professionisti e uomini delle istituzioni, che collabora con la criminalità organizzata come se niente fosse.

Come riporta il Corriere di Calabria, nell’ordinanza di custodia cautelare il gip di Milano scrive che

In questa vera e propria ragnatela di relazioni inestricabili e connesse tutti prendono e danno qualcosa. Il giudice Giglio ci guadagna il posto per la moglie

che era stata nominata commissaria dell’Asp di Vibo Valentia grazie alla pressioni esercitata da un consigliere regionale del Pdl, anche lui arrestato, anche lui parte della “zona grigia” (leggi qui).

Di Giglio il gip scrive anche che:

Egli contribuisce in modo determinante ad ampliare la rete di relazioni costituente la cosiddetta zona grigia dell’associazione mafiosa. Zona grigia che poi gli associati sfruttano per assumere notizie riservate, per ottenere favori nelle aste immobiliari, per allargare le proprie relazioni istituzionali e la capacità di penetrazione nel tessuto economico e istituzionale

Insomma, aiutava membri della ‘ndrangheta e della zona grigia nell’acquisto di beni posti all’asta. Faceva favori. E aveva rapporti con Giovanni Zumbo, un commercialista, amministratori di beni giudiziari, beni confiscati (di cui Giglio si occupava perché responsabile delle misure di prevenzione, cioè sequestri e confische), per anni, dotato di rapporti con i magistrati da una parte e con la malavita dall’altra, e servizi segreti dall’altra ancora. Era stato arrestato nell’agosto 2010, e di lui aveva scritto in passato l’ottimo giornalista del Sole 24 Ore Roberto Galullo nei suoi articoli e sul suo blog Guardie e Ladri (Qui il post su Zumbo).

Chi segue il suo blog sa che Galullo da tempo ormai lanciava l’allarme sulla zona grigia in Calabria e in particolare sulla presenza di uomini delle istituzioni deviati. Oggi i suoi allarmi risultano fondati (non a caso il suo articolo per il sito si intitola “Dritti al cuore della zona grigia della ‘ndrangheta“), quasi preveggenti. Già alcuni avvocati e politici erano finiti in manette e ora c’è anche un giudice. Ecco alcuni passaggi del pezzo di Galullo:

Ieri le durissime parole di Giuseppe Lombardo, sostituto procuratore a Reggio Calabria, che nel corso di un incontro a Bologna organizzato da Libera ha messo all’angolo proprio l’indolenza della magistratura nel dare la caccia alla cosiddetta “zona grigia”.

(…)

Sulla necessità di attaccare la zona grigia, senza se e senza ma, si è intrattenuto il giorno prima il pm Lombardo nel corso della manifestazione “Politicamente scorretto” a Bologna. Il magistrato reggino – pesantemente minacciato di morte e sotto rigida scorta – ha parlato di «inerzia, timidezza investigativa, espropriazione del ruolo del giudice, magistratura che si volta di fronte alle collusioni con la politica». Per Lombardo, «non è tollerabile che rimanga penalmente irrilevante il comportamento del politico che chiede reiteratamente sostegno elettorale al capomafia o a un soggetto affiliato alla medesima organizzazione, nella consapevolezza del ruolo criminale di questi. Appare evidente, infatti, che la immediata conseguenza di tale rapporto è la voluta e consapevole legittimazione dell’antistato». La sensazione è che sul ring della giustizia saranno assestati altri colpi alla zona grigia calabrese coinvolta in affari sporchi, collusa o connivente. Non resta che attendere.

L’operazione è stata eseguita dalla direzione distrettuale antimafia della Procura di Milano, e domani il procuratore aggiunto Ilda Boccassini ne illustrerà i contenuti insieme al procuratore capo di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone. Si può quindi ipotizzare che la procura calabrese, Gratteri e Lombardo inclusim abbia collaborato all’indagine partita da Milano e che Gratteri ed è più probabile che fossero a conoscenza della misura cautelare nei confronti di un magistrato che trattava con la ‘ndrangheta.

Ma stiamo attenti alle parole di Galullo. Quando scrive di “sensazioni” e di possibile che ci siano altre azioni in futuro, beh, non resta che aspettare. Nel maggio scorso aveva scritto che ci sarebbe stata una grossa operazione in Piemonte, e così è stato a giugno con “Minotauro” e “Maglio”.

Un altro aspetto è interessante dell’intreccio di ruoli. Il 26 novembre 2010 Giglio rispondeva alle polemiche lanciate da Gratteri sulla zona grigia a Reggio Calabria.

Mi pare tuttavia che la sua tesi, quella per cui sulle nostre teste penderebbe la condanna di dovere essere perennemente circondati e ammorbati dalla ‘ndrangheta, sia nient’altro che una provocazione, una boutade.
Non è questa (finalmente, aggiungo) l’aria che si respira nella nostra città.

E poi concludeva dicendo di Gratteri

Lo preferisco come  come opinionista e sociologo

Certo, forse Giglio non poteva rendersi conto di quell'”aria” perché c’era dentro. Ma è presto per tirare dei giudizi, bisognerà aspettare la sentenza. Intanto possiamo vederci l’intervista di Nuzzi a Gratteri e l’intervista esclusiva e inedita fatta dalla redazione del programma a Giglio poco prima del suo arresto.

L’intervista a Gratteri

L’intervista a Giglio

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