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Paola Severino è il nuovo ministro della giustizia di questo governo tecnico di Mario Monti. A lei si sono rivolti di recente due grandi “tecnici” della giustizia: da una parte il procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli, dall’altra il professore e avvocato penalista Carlo Federico Grosso. Entrambi, il primo su il Fatto quotidiano e il secondo su La Stampa, hanno proposto alcune semplici soluzioni per migliorare la macchina giudiziaria in Italia, a volte toccando dei punti in comune, sottolineando come il più delle volte siano a “costo zero”. Li riassumo qui inserendo qualche commento da “dummy for dummies”. Ogni contributo e correzione è ben accetta.

Alcuni dei punti comuni o vicini sono:

– una riforma delle, sanzioni, con la depenalizzazione di reati bagatellari, delle contravvenzioni o dei delitti puniti con la sola multa. Caselli si addentra e aggiunge la possibilità di archiviare le notizie di reato per irrilevanza del fatto, affidando al giudice delle indagini preliminari (gip) la decisione su richiesta del pubblico ministero (pm) “così da evitare il rischio di archiviazioni arbitrarie e incontrollate”, ma anche l’archiviazione per i casi in cui non emerga un interesse della persona offesa e altri casi sporadici, quasi innocui. (Amici avvocati mi riferiscono che si tengono processi contro i genitori che non mandano i figli a scuola, che spesso si risolvono con il pagamento di una multa da 30 euro);

– eliminazione delle principali cause dei rinvii delle udienze o dell’annullamento dei processi. Grosso parla di “semplificazione del sistema delle notifiche”, “nuova disciplina degli irreperibili alla riduzione delle nullità processuali” e dei legittimi impedimenti fino alla rivisitazione degli effetti dell’incompetenza territoriale. Caselli chiede che venga dato “pieno ed incondizionato valore alle notifiche al difensore di fiducia”, come suggeriva Bruno Tinti sempre sul Fq;

– aumentare il personale amministrativo, i cancellieri e i segretari, che nei tribunali svolgono un lavoro organizzativo importante. “Riaprire i concorsi per il personale amministrativo fermi da anni, o allargare la possibilità di utilizzare, con modesta integrazione salariale, il personale in cassa integrazione”, propone Caselli;

– Le circoscrizioni giudiziarie: vanno riviste, sostengono entrambi. Per Caselli vanno soppresse o accorpate i tribunali e le procure “inutili”, mentre Grosso chiede anche “misure in grado di assicurare la copertura delle sedi disagiate”.

Grosso aggiunge anche una soluzione semplice non molto diffusa: l’informatizzazione dei processi penali. Se già si digitalizzassero i fascicoli e si ricorresse più spesso a notifiche via mail si faciliterebbe il lavoro a magistrati e avvocati.

Per migliorare l’efficacia del sistema Caselli chiede anche di:

– eliminare la prescrizione una volta esercitata l’azione penale (o quanto meno dalla sentenza di primo grado ovvero di appello);

– incrementare le sezioni di polizia giudiziaria nelle procure anche solo di qualche unità;

– stop alla rotazione dei pm nei gruppi dopo dieci anni di permanenza (Idea molto cara al sostituto procuratore di Torino Raffaele Guariniello. Questa regola annulla la specializzazione dei magistrati inquirenti in un ambito, mentre ciò non vale per gli avvocati che possono specializzarsi quanto vogliono nei rami che preferiscono, quello economico, criminale o altro)

– realizzare una “procura nazionale esperta dedicata per la salute e sicurezza” per diffondere buone pratiche (Anche questa è una misura cara a Guariniello, che vedrebbe in questa maniera uno strumento per lottare contro le morti e gli infortuni sul lavoro).

– ampliare le possibilità di impiego dei magistrati onorari (quelli scelti per curriculum dal Consiglio superiore della magistratura) nel processo penale. Svolgono il lavoro spicciolo, quello che porta via molto tempo e quindi tante energie, e per questo sono un aiuto fondamentale. Inoltre, purtroppo, sono i precari dei tribunali, con meno diritti e garanzie. Per questo avrebbero bisogno di una stabilizzazione. Insieme a questo Caselli chiede di stabilizzare i viceprocuratori onorari, recuperarli con concorsi, “per non disperdere un patrimonio di conoscenza e di esperienza”.

Un dubbio però resta nell’analisi di Grosso, e riguarda i disegni di legge d’epoca berlusconiana che ancora giacciono nel parlamento, robette come intercettazioni, prescrizione breve e altro:

Nessuna di esse potrà essere d’altronde affrontata a cuor leggero, sia per l’impatto che l’eventuale loro adozione potrà avere sull’efficacia delle indagini e sul diritto ad informare (disegno di legge sulle intercettazioni), ovvero sugli interessi processuali dell’ex premier e, corrispondentemente, sulla (mancata) tenuta o (eccessiva) durata della generalità dei processi penali (prescrizione breve e irriducibilità dei testimoni).

Che cosa farà il ministro, nel caso in cui vi sia richiesta di una loro trattazione da parte di taluno dei partiti che oggi sostengono il governo? Appoggerà, non appoggerà, cercherà di defilarsi dichiarando che si tratta di competenze ormai esclusive del Parlamento?

L’interrogativo non è di poco conto. Non si vorrebbe infatti che, nel gioco dei possibili veti incrociati e delle reciproche concessioni, il governo fosse costretto a contrattare taluni dei provvedimenti utili per il Paese scambiandolo con l’appoggio a misure che per la generalità dei cittadini sono dannose e utili soltanto per qualcuno. Sarebbe un brusco risveglio nel passato.

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