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Muammar Gheddafi ha o aveva un pregio. Uno solo. Sapeva tenere per i coglioni i vari capi di Stato che si sono alternati in Europa durante il suo regime, non ultimi Nicolas Sarkozy e Silvio Berlusconi, sempre pronti a stringere e baciare mani pur di fare affari, dimenticando la mancanza di democrazia nel suo Paese e le tragedie di cui è stato responsabile. Sia Sarkozy sia Berlusconi sono stati altrettanto pronti (Sarko di più, Berlusconi meno per ovvi motivi) ad approfittare della crisi del raiss.

Ora, io capisco la felicità che c’è nel vedere la fine di un regime. Ma a differenza di Giovanni Fontana di Distanti Saluti non penso che sia un mondo bellissimo. Pubblica un’immagine significativa, uno striscione esposto nella principale piazza di Bengasi con i “fantastici quattro” politici internazionali che hanno aiutato i ribelli a liberarsi di Gheddafi: la rappresentante statunitense alle Nazioni unite Susan Rice, Sarkozy, David Cameron, Barack Obama. E poi scrive:

A me non importa che questi quattro personaggi siano in buona o in cattiva fede, mi importa che abbiano preso la decisione giusta E quelle persone lì – molte delle quali non sarebbero in vita se non fosse stato per quella decisione – glielo riconoscono. È un bellissimo mondo, oggi. Quanto mi piacerebbe essere in piazza con loro.

No. Non è un mondo bellissimo. È semplicemente il mondo “as we know it“, fatto di parassiti, approfittatori, voltagabbana, affaristi. Ci fosse un Curzio Malaparte descriverebbe questi libici come ha descritto i napoletani in “La pelle“, sì con la loro dignità di sconfitti, ma anche come personaggi pronti a tutto pur di salvarsi, pronti a cambiare casacca all’ultimo, a salire sul carro dei vincitori, a rendersi schiavi degli stranieri.
Non è un bellissimo mondo perché un intervento militare è l’ultima soluzione possibile, almeno secondo me. Se si è arrivati a questo è perché molti sono stati immobili e ciechi prima. Come ricorda il New York Times:

Through Saturday, NATO and its allies had flown 7,459 strike missions, or sorties, attacking thousands of targets, from individual rocket launchers to major military headquarters

Mica poco: 7.459 bombardamenti fino a sabato. Poi sono andati avanti dopo l’ingresso a Tripoli. Se gli interventi invece rappresentano una giusta soluzione per salvare le vite, come sembra dire Fontana, cosa aspettano a intervenire in Siria, dove Bashar al-Asad sta attuando una repressione delle masse? Perché non sono intervenuti in maniera decisa, tempestiva e radicale in Somalia, lasciando tutto nelle mani degli eserciti africani, incapaci di vincere su Al-Shabab, milizia sconfitta solo grazie alla carestia? Quello non è un mondo bellissimo.
Non è un bellissimo mondo perché lo sappiamo che quei “fantastici quattro” non sono certo spinti da spirito civile, da ideali puramente democratici, anzi, si potrebbe evitare di dirlo perché è palese, sono interessati ai pozzi petroliferi. E non è un mondo bellissimo quello chi in cui si “libera” un popolo con altre motivazioni dietro. L’ipocrisia e gli interessi nascosti non appartengono a un mondo bellissimo.
E poi, siamo sicuri che la guerra sia finita? Che i problemi siano risolti? Che dopo il consiglio nazionale temporaneo saprà raddrizzare la rotta di un Paese spaccato? Cosa accadrà nei prossimi anni? I precedenti non lasciano ben sperare.

[Breve rassegna: scrissi degli scandalosi incontri tra Gheddafi e Sarkozy nel dicembre 2007, episodio in cui l’ex sottosegretario francese ai diritti umani Rama Yade alzò la testa per dire che la Francia non è “lo zerbino su cui un dirigente, terrorista o no, può venire ad asciugare i piedi dal sangue dei suoi misfatti”, un’azione che le valse caro; e poi ancora scrissi brevemente della situazione italo-libica nel maggio e nel luglio 2008]

 

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