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Tragicommedia di un uomo solo in quattro atti
Atto IV

Smafrarsi e ingarrarsi, ubriacarsi e combinare*, to get drunk and to fuck. Henry Charles Albert David di Windsor può essere considerato a pieno diritto uno dei nostri, uno degli “uomini soli”, e anche lui è un degno esponente dello strateggismo sentimentale. Il campione mondiale di binge drinking e gaffes royales ha dato il meglio di sé venerdì al royal wedding, di cui si è già parlato troppo. Per cui vi chiedo di resistere un po’ e leggere le avventure di Harry al matrimonio. Quarta e ultima puntata.

Il par-Tea royal inda club – I giovani invitati, rappresentanti delle migliori famiglie nobili, aristocratiche e influenti della Gran Bretagna, più alcuni ex compagni di studi, arrivano tutti belli splendenti e su di giri nello scantinato di Buckingham Palace dove Harry, che finalmente si è ripreso dalla sbronza del giorno prima, ha messo consolle, luci stroboscopiche, divanetti e angolo bar. Lui, che durante il periodo come militare animava le serata grazie alla sua esperienza al Ministry of Sound (la cosa che non faceva molto piacere a Tony Blair che ci vedeva un’ingerenza della famiglia reale sull’esecutivo, poi gliel’hanno spiegata e vabbé), inizia ad animare la serata. “I capelli di mio fratello non sono invitati”, dice ai microfoni**.

Nel frattempo Margareth Jane Elisabeth MacNagoy Du Valdier, rampolla del ramo scozzese di una casata francese fuggita oltremanica dopo la rivoluzione del 1796 e da allora dedicatasi alla produzione di whisky molto particolari, cerca di piazzare alcuni bicchieri a Harry. Lui li beveva alla goccia dopo aver introdotto i brani, e nel frattempo, dall’alto della consolle, controllava che Alexander Guy Rushworth Loudon non stringesse troppo Pippa. Margareth Jane Elisabeth MacNagoy Du Valdier intanto girava con le bottiglie di MacNagoy Du Valdier Scottish Whisky cercando di venderne un paio, tanto per aumentare il budget della sua casata che da più di 200 anno non smetteva di perdere carisma. Se non riusciva a piazzare le bottiglie la seconda scelta era farle bere a Harry e farsi mettere incinta, così avrebbe risollevato anche il nome della sua famiglia. Ma quella era proprio una seconda scelta.

Ed è qui che torniamo a bomba su Harry come degno rappresentante degli uomini soli e esponente massimo dello strateggismo sentimentale. È qui che Harry si trova davanti a una strada che si biforca in una, due, tre opportunità: smafrarsi e ingarrarsi, ingarrarsi senza riuscire a smafrarsi o smafrarsi senza riuscire a ingarrarsi. In potenza, in quanto membro della famiglia reale, a lui è concesso di tutto. Vuole una donna, l’avrà. Vuole ubriacarsi, può e avrà tutto quello che desidera bere. Solamente non può abbandonare la serata senza aver raggiunto un obiettivo. Non sarebbe da uomo, da combattente, da giovane, da inglese. A lui l’ardua scelta. Inizia con l’accettare tutti i bicchieri che gli vengono offersi da Margareth Jane Elizabeth, che lui non sa ancora come chiamare se non “tu”. Continua a lanciare occhiate verso Pippa, ma c’è Alexander Guy e non c’è trippa. Beve e guarda, ingurgita e scruta, trangugia e mira. Non c’è Pippa per gatti. Però sua altezza reale è già abbastanza alticcio. Ancora un po’ e sarebbe pronto. MJE torna alla carica con questi bicchieri della sua acquavite scozzese che ormai, senza più cubetti di ghiaccio, è caldissima come il piscio. Il sottoscala è diventato una specie di sauna con i fumi per affumicare lo speck, non ci si sta più. Alcuni iniziano a partire. Harry mette l’ultimo brano di Lady Gaga. La ragazza col cappellino di merda, che poi è sua cugina Beatrice Elizabeth Mary di York, viene scambiata per Lady Gaga, presa d’assalto, sollevata e lanciata a mo’ di vincitrice, però il soffitto dello scantinato di Buckingham Palace è troppo basso e lei viene sbattuta quattro o cinque volte contro, rimediano seri danni al naso già abbastanza rovinato di suo. Harry perde l’aplomb e scoppia a ridere, abbandona la consolle al suo segretario personale che passa a mettere dischi di Boy George, George Michael, Frankie Goes To Hollywood, tutta roba molto frocia, e il principino scende dal palchetto. Non si tiene più la pancia dalle risate. E gli viene da sboccare, tenendosi la bocca chiusa va avanti aprendosi varchi con spallate ai ragazzi e thumb-up, va tutto bene. Tutto bene finché non vede Pippa pomiciare duro con Alexander Guy. Lì Harry è a pezzi, gli girano troppo i reali coglioni, trova il cilidro di Alexander Guy e ci sbocca dentro, mentre l’ex compagno di scuola balla in tight e in tiro. Torna indietro e quella zoccolona alcolizzata di Margareth Jane Elizabeth, che se non fosse una nobile di origini francesi sarebbe uguale uguale a una qualsiasi ragazza dei sobborghi, e le offre un altro bicchiere. Lui lo beve, lo getta via e la guarda. Sì, Margareth Jane Elizabeth che è come il suo whisky: verso il decimo bicchiere si apprezza meglio.

E lui si sveglierà ancora una volta così. Coi postumi di una sbornia assurda e una ragazza quasi sconosciuta nel letto. Si guarderà allo specchio, con la faccia appena uscita da una centrifuga, e l’alito che saprà dei peggiori sobborghi di Leeds, o del porto di Liverpool. Si sentirà una corona in testa, una corona di mal di testa post-sbornia, un effetto tourbillon fortissimo, un manège cerebrale, ma sarà ancora capace di riflettere e  si dirà una semplice frase: “Quando ero bambino, nonostante fossi l’ultimo nato, tutti dicevano che William era bellissimo e aveva preso tutto dalla madre. Di me dicevano solo che ero la copia sputata di mio padre. Ora, a 26 anni, mio fratello si trova con una chierica schifosa e una mogliettina, mentre io continuo a divertirmi ogni notte”. E come Paolo Bitta canterà “Lonely men”.

**Alcuni tabloid inglesi riportano questa frase come vera

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