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Tragicommedia di un uomo solo in quattro atti
Atto I

Smafrarsi e ingarrarsi, ubriacarsi e combinare*, to get drunk and to fuck. Henry Charles Albert David di Windsor può essere considerato a pieno diritto uno dei nostri, uno degli “uomini soli”, e anche lui è un degno esponente dello strateggismo sentimentale. Il campione mondiale di binge drinking e gaffes royales ha dato il meglio di sé venerdì al royal wedding, di cui si è già parlato troppo. Per cui vi chiedo di resistere un po’ e leggere le avventure di Harry al matrimonio. Per venirvi incontro l’ho diviso a puntate.

Non so cosa mettermi” – Apre gli occhi e la stanza gli galleggia davanti. Harry si sveglia così venerdì mattina, con i postumi della nottata prima, un’altra nottata pesante. Apre gli occhi, guarda l’orologio, riguarda le lancette, si accorge che l’orologio è digitale, finalmente vede la data. Ha un soprassalto. È il grande giorno, ma di suo fratello, per fortuna. Il principino del Galles si ricorda di essersi dimenticato di prepararsi per lo sposalizio e non si è fatto preparare il tight in tweed di Scozia dalla Reale sartoria. Infilandosi i pantaloni e la camicia lascia l’appartamento di una commessa di Mark&Spencer conosciuta la sera prima in un pub, una rossa di 20 anni, alta un metro e 83 cm, pesate 83 chili, e medita a un rimedio. Uscendo dall’edificio chiama il suo grande amico Ali G, con cui si fuma delle canne incredibili nei bagni di Buckingham Palace in memoria dei Beatles. “Bell’Ali”, gli dici “mi serve un abito per stasera per le nozze del mio bro”.

Ali G gli propone una serie di tutine delle sue, quelle con scritto “West Side”. Harry ci pensa mentre mastica il saporaccio rimasto sul palato: “Non è che per caso ne hai una più classica, con scritto Buckingham, ma va bene anche Oxford, per dire”. Niente, solo robe panozze americane o dai peggiori sobborghi londinesi. Ali G, che è più furbo di quanto sembri, si ricorda però di essersi fatto confezionare un abito ispirato all’eroe del momento, Muammar Gheddafi. Harry, che in passato aveva avuto una trovata simile e s’era vestito da nazista, non si lascia sfuggire l’occasione per imitare la star che riempie le pagine di tutti i giornali. Così va nel quartiere di Ali, Stainz, e ritira il costume del party. Lo prova davanti all’amico, ma gli sta un po’ grande, e poi non ha né i capelli di Gheddafi né l’autorizzazione a indossare una cuffietta come l’amico G. In più l’abito non ha neanche un colore sgargiante come quello dei Beatles di Sgt. Peppers’ Lonely Hearts Club Band, la banda del club dei cuori solitari del sergente Pepe. Ancora lì torniamo, ancora agli uomini soli.

Mentre si toglie l’abito, amareggiato, Ali G gli fa una stecca sulle chiappe e Harry, mogio mogio, si prende tutto il vestito, un po’ abbondante, senza copricapo, e va verso il Palazzo reale. (segue)

*evidente eufemismo

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