Cosa pensa del caso che la stampa ha ribattezzato P3?
«Beh, credo che ci sia qualcuno che ha cercato di superarmi, senza riuscirci».
Lei ride, ma non crede che quanto emerso sia grave?
«Senta, potrei anche offendermi. Come si fa a paragonare un'associazione massonica, e dunque seria, com'era la P2 a un sodalizio tra affaristi, finalizzato solo a fare soldi?».
Non crede all'esistenza di una nuova super loggia?
«Non scherziamo. Noi si aveva sei ministri, un'ottantina di generali, il mondo dell'economia e dell'editoria. Tutti legati da un'idealità: fare il bene del Paese e cercare di regalargli istituzioni più forti. Eravamo legati dall'anti-comunismo, non dalla voglia di fare affari».
Per Gelli la P3 non esiste?
«Non ho detto questo. Dico che quest'associazione non può essere assimilata alla P2. Le cronache raccontano non di un sodalizio massonico, finalizzato a fare del bene. Se sono vere le cose che dicono i magistrati, questi signori pensavano solo a fare gli affari loro».

Lo dice Licio Gelli, ex "maestro venerabile" della P2. Le dichiara queste cose all'Unione Sarda, quotidiano vicino a Flavio Carboni, presunto capo della presunta P3. Io ne parlavo qui riportando altre opinioni in linea, senza essere per questo vicino a Carboni.

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