Il motivo per cui vado alla festa nazionale del Partito Democratico a Torino è riassumibile nella frase tratta da una canzone di Enzo Jannacci: "Per vedere di nascosto l'effetto che fa".
Dopo essermi avventurato tra gli stand gastronomici rimanendo sorpreso dai prezzi poco popolari, e molto cari, e dopo aver visto i militanti e i politici chiedere un'offerta all'ingresso dell'area, oggi sono andato a seguirmi il dibattito "Una nuova stagione per l'Italia" tra Franco Marini, ex sindacalista, ex Margherita, e Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei Valori. Seduto tra la gente qualsiasi, per lo più persone sulla sessantina e oltre simpatizzanti ed elettori del Pd, ho visto qualcosa che dovrebbe far riflettere Pierluigi Bersani sullo stile e sui contenuti, se vuole mantenere quel po' di elettori che sono rimasti al suo partito.
Dovrebbe riflettere sul fatto che Antonio Di Pietro, con il suo linguaggio semplicissimo e il suo "che c'azzecca", trascina molte più persone che il pacato Marini. Sarà populismo? Alcuni volontari lo pensano davvero, ma se bisogna comunicare un'idea è meglio farla efficacemente e Di Pietro con la sua semplicità va dritto al punto, parla chiaro. Alcuni simpatizzanti lo dicevano al termine, tra di loro: "Bersani è troppo pacato, non trascina. Qui bisogna trascinare gli elettori". Di Pietro invece parla chiaro anche per quanto riguarda le alleanze: non si fanno aprioristicamente, ma si guarda al programma. Che senso ha allearsi con l'Udc di Pierferdinando Casini, un partito senza anima che non fa che asternesi?, sostiene l'ex pm. Questo concetto ha riscosso un gran successo, mentre quando il povero Marini, da cattolico, provava ad accennare all'alleanza con l'Udc per conquistare il centro (azione strategica per il controllo del parlamento e via dicendo), veniva coperto da fischi e urla. Un uomo ha anche detto davanti a me: "è dagli anni Sessanta che i sindacalisti li odio". Lo stesso me l'ha ripetuto Michelle, signora francese in Italia da 47 anni: "Mai fidarsi dei sindacalisti".
Poi Marini ha anche avuto il coraggio di dire che Di Pietro s'era portato i sostenitori e che l'organizzazione della festa aveva fatto male a non riconoscerli:

  1. di sostenitori di Di Pietro ce n'erano pochi, li si distinguevano dalle spillette, mentre qualcuno l'avevo visto sui manifesti elettorali. La gente che fischiava e criticava erano elettori del Pd, gente con cui ho parlato e che mi ha manifestato il dissenso verso le aperture di Marini. A Marini sarebbe bastato mandare qualche suo collaboratore o aiutante in mezzo alla folla per capire le idee della gente. Ma questo è un problema comune a tanti politi
  2. il fatto di dire che bisognerebbe fare attenzione ai sostenitori dell'Idv lo pone in contraddizione con quanto sostenuto nel dibattito, ovvero che Marcello Dell'Utri aveva tutto il diritto di parlare a Como (cosa che non gli è stata resa possibile dai manifestanti).
Annunci