Oliviero Beha afferma di essere stato censurato dal Tg3. Lui andava lì, voleva fare i suoi interventi, anche se non erano previsti. Immaginatelo: "Posso dire una cosa?" e in coro i redattori a dirgli "No!". E lui, poverino, zitto zitto, se ne va con la coda tra le gambe per poi mettersi a urlare: "Sono scomodo, do fastidio ai potenti. Questa censura". Non pensa di rivolgersi al sindacato o di fare causa al tribunale del lavoro, oppure non pensa alle altre alternative che uno come lui ha.
No, urla alla censura. Fa pena. Penso "Che megalomane", mi dispiace un po'. Un po', proprio poco. Perché poi penso a me – e ai tanti nelle mie condizioni – che collaboro con alcuni giornali e invio le loro proposte quasi quotidianamente, penso a quante risposte almeno negative ricevo, quelle che mi fanno pensare "almeno hanno letto la mia mail!". E penso che allora anche io posso mettermi a urlare "Sono stato censurato". Magari poi qualche direttore misericordioso e credulone lo trovo.

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