Chissà se è stato un caso. Sabato 28 agosto, al concerto di Lucio Dalla e Francesco De Gregori alla festa nazionale del Partito Democratico in piazza Castello a Torino, il cantautore romano – tra i suoi classici e i suoi brani più apprezzati dal popolo di sinistra come "Viva l'Italia" e "La storia siamo noi" – ha intonato uno dei suoi ultimi brani, "Vai in Africa, Celestino", a dir la verità non troppo celebre e non troppo comprensibile. La canzone è tratta da "Pezzi", album del 2005.
A differenza dei classici testi di De Gregori, questa non è una storia messa in versi, con rime e metrica precisa, ma sembra più un esercizio di stile, un elenco di "pezzi di…", intervallati da un ritornello che si conclude con la frase che da il titolo al brano: "vai in Africa, Celestino". Che ci sia qualcosa dietro?
Preso dalla curiosità, leggo su
Wikipedia, che il Celestino in questione sarebbe Walter Veltroni. Il 21 agosto del 2007 Annalena Benini de il Foglio ipotizzò che “Ognuno è fabbro della sua sconfitta e ognuno merita il suo destino, chiudi gli occhi e vai in Africa, Celestino!” fosse "era un invito gentile a levarsi dalle palle". Sarà possibile che già nel 2005 (facciamo pure 2004, l'anno in cui la canzone doveva essere stata composta) il cantautore romano ce l'avesse con Walter Veltroni, all'epoca sindaco di Roma da tre o quattro anni? Sarà possbile che Veltroni, che non era ancora stato sostituito dalla sua carica di sindaco e non aveva ancora incassato sconfitte elettorali col Pd, fosse "il fabbro della sua sconfitta", quale sconfitta?
Dubitiamo, ma è possibile comunque che la canzone fosse rivolta a lui. D'altronde Benini fa riferimento a dei commenti duri rivolti da De Gregori a Veltroni nel 2007, quando il primo
dichiarò ad Aldo Cazzullo de il Corriere della Sera
che:

  • Mi piacerebbe fare il tifo per lui (Veltroni, ndb), se lo capissi. E finora non l'ho capito. Non sono molto d'accordo con certe cose che Veltroni dice e fa. (…) Usa un linguaggio aperto a ogni soluzione, dice tutto e il contrario di tutto. (…)
  • Veltroni si presenta come un uomo nuovo, ma lo è fino a un certo punto. Veltroni è uomo navigato. Ha percorso abilmente la politica italiana degli ultimi trent'anni. Ora la sua candidatura è stata avanzata e sostenuta da poteri forti e consolidati, sempre gli stessi degli ultimi decenni. (…)
  • Tutti parlano di modello Roma. Ma Roma mi pare sempre più una città che cerca di nascondere lo sporco sotto il tappeto. I grandi problemi di una grande città — traffico, sicurezza, legalità — sembrano più spesso elusi, che affrontati e risolti. Va da sé che Roma è bellissima, da San Pietro al Colosseo; ma certo non è merito di Veltroni (…)
  • Io lo prendevo un po' in giro per la storia dell'Africa: "Guarda Walter che non ci crede nessuno". Lui teneva il punto: "Ti dico che vado in Africa!". Almeno su questo, per ora ho avuto ragione io.

Quindi, alla luce di queste dichiarazioni, fa strano che De Gregori abbia cantato questa canzone alla festa nazionale del Partito Democratico dopo quattro giorni dalla lunga lettera aperta di Veltroni a il Corriere della Sera, giornale della borghesia e dei poteri forti, lettera che ha fatto ventilare un ritorno del primo segretario del Pd.
Fa strano anche perché il politico nel 1979, allora giovane leader della Federazione Giovanile Comunista Italiana, non
seguì
la prima tournée congiunta di Dalla e De Gregori, "Banana Republic", ma fu uno degli ideatori e organizzatori del primo concerto allo stadio Flaminio, davanti a 40 mila persone, dove era in prima fila.
Forse l'amico cantautore, considerando il contesto, ha pensato che Veltroni fosse ancora in ascolto e che quella fosse l'occasione per fargli arrivare di nuovo il vecchio messaggio: Gira i tacchi e vai in Africa, Celestino!

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