Tag

, , , , , , , , , , , , , , , ,

A chi assomiglia Fini? A Badoglio, a Sarkozy o a Bruto? Mi è venuto in mente leggendo un articolo comparso su il Foglio di sabato 14 agosto, scritto Adolfo Scotto di Luzio, docente di storia all’università di Bergamo, “Il Traditore riluttante”, in cui il professore si interroga sulla natura e il limiti dei tradimenti di cui sarebbe responsabile l’attuale presidente della Camera, ovvero quello che alcuni nostalgici dell’Msi di Napoli li affibbiavano:

Gianfranco Fini, scrivevano i reduci missini (in un volantino distribuito a Napoli, ndr) ha tradito Giorgio Almirante e il Movimento sociale italiano, ha svenduto e liquidato Alleanza nazionale e ora sta combattendo e ostacolando il Popolo della Libertà, attaccando direttamente, o tramite i suoi uomini, Silvio Berlusconi.

Scotto di Luzio nota come ci sia un continuo rimando al tradimento di Pietro Badoglio, il primo ministro italiano che il 25 luglio 1943 affermò di proseguire la guerra al fianco dei tedeschi con quel “la guerra continua e l’Italia resta fedele alla parola data” per poi invece voltar loro le spalle e allearsi alle truppe americane l’9 settembre. Questo parallelo storico viene rievocato sia da una parte, quella dei “finiani”, sia dalle altre, quella dei seguaci berlusconiani e quella degli ex missini che non hanno seguito il presidente della Camera:

Lo spettro di Badoglio aleggia su tutte le crisi interne al mondo dei post-fascisti. È la maschera di tutti i voltagabbana, e al tempo stesso dei maldestri e dei pasticcioni, dei furbi, di quelli che abbandonano il campo e lasciano i propri uomini senza guida e senza protezione. In una parola, dei traditori. (…) Ora, se Fini è come Badoglio, allora Berlusconi e come Mussolini ed è destinato alla stessa fine.

Ma c’è un’altra figura politica a cui mi piacerebbe si guardasse come “ispiratore” dell’ultimo Fini, un personaggio a cui è molto legato ideologicamente, ovvero Nicolas Sarkozy. Non è una novità. Come si sa, nonostante Sarkozy sia per certi versi accostato a Berlusconi, è molto vicino al presidente della Camera al punto che in passato Fini ha firmato le introduzioni alle traduzioni italiane dei libri del presidente francese “Testimonianza” (edito da Nuove Idee nel 2006) e “Ensemble” (edito nel 2009 da Treves).
Nel corso degli anni, prima di diventare ciò che è oggi, il presidente francese ha dato a molti l’impressione di essere un opportunista capace di cavalcare il successo dei suoi protettori politici fino alla loro caduta, per poi saltare sul carro del nuovo vincitore.
Più volte è accaduto, sin dagli inizi della sua carriera politica. Siamo nel suo feudo, a Neuilly-sur-Seine, nei primi anni Ottanta. È il 1983 e Sarkozy ha 28 anni. Il sindaco Achille Peretti è morto da poco e il protettore del giovane politico, Charles Pasqua, è il papabile “pretendente al trono”. Sarkò, come uno yuppie, non si fa problemi a raggirare l’uomo che lo sta formando, vince le elezioni municipali e diventa il sindaco più giovane di tutta la Francia grazie al suo tradimento.
La cosa si ripete una decina di anni dopo, nel 1995, quando si deve eleggere il nuovo presidente della Repubblica che succederà a François Mitterand. Sarkozy è ministro del budget e portavoce del governo di Edouard Balladur, favorito nelle elezioni presidenziali. Nonostante Sarkò sia un fedele di Jacques Chirac, allora sindaco di Parigi, alle elezioni sostiene colui che gli ha garantito due posti importanti nel governo, Balladur. Alla fine, tra i due conservatori è Chirac a spuntarla e – nonostante Sarkozy sia tornato in fretta nel suo recinto – non gli perdona il tradimento, non si fa ingannare e non gli concede nessuna carica. Un terzo tradimento è quello ai danni di Dominique de Villepin, ex primo ministro del governo in cui Sarkozy aveva il ruolo di capo degli Interni. Nonostante la permanenza nell’esecutivo guidato dal primo, Sarkozy non gli è stato fedele fino in fondo e ha tramato contro di lui per spuntarla alle primarie dell’Ump e trovarsi come unico candidato alle elezioni golliste del 2007.
Certo, potremmo solo dire che si tratta di semplice “voltagabbanismo”, ma Sarkozy non passava da un partito all’altro e basta, lui “tradiva” chi lo sosteneva andando a ripararsi nelle braccia del nemico. Quasi un Giuda, o forse è meglio dire quasi come Bruto, come lo ha soprannominato Victor Noir, un collettivo di giornalisti d’inchiesta autori del libro “Nicolas Sarkozy, ou le destin de Brutus”.
Quindi se Sarkozy è Bruto, e Fini si ispira a Sarkozy, allora anche Fini è Bruto verso un Cesare (toh, torna ancora) che è Berlusconi, l’uomo che lo ha sdoganato in un ormai lontano giorno del 1993, quando il primo, leader dell’Msi, era candidato sindaco a Roma, dando il via all’istituzionalizzazione dei post-fascisti.
Ed è particolare allora una frase di Berlusconi:  riportata nell’articolo di Scotto di Luzio: “Non mi aspettavo questo tradimento. È stato come un’accoltellata”. Il “nostro” Cesare è stato accoltellato. Chissà quanto durerà la sua agonia e chissà se il “nostro” Bruto riuscirà a sostituirsi al padre.

[Nota: Anche questo parallelo non è nuovo e risale alla metà marzo scorsa, quando Sergio Premoli, artista, raffigurò i due in una pittura dell’assassinio di Cesare, seguito poche settimane dopo da un articolo del Financial Times che riprendeva il tema. Ora c’è anche un gruppo su Facebook dove Fini viene accostato a Giuda, Bruto, Filippo il Bello e Badoglio.]

Annunci