Il dibattito sull'identità francese lanciato dal ministro dell'interno Brice Hortefeux e sostenuto dal presidente francese Nicolas Sarkozy, le battute razziste del ministero dell'interno, e adesso la caccia ai rom: la Francia sta vivendo un momento in cui l'intolleranza è alta e all'estero organizzazioni internazionali e media la criticano, così come qualche tempo fa l'Italia era stata a sua volta criticata (e lo è ancora) dalla stampa straniera per il trattamento riservato a nomadi e profughi.
Il clima oltralpe sta diventando insopportabile per chi lo subisce. Un ingegnere marocchino di 25 anni, laureato in una "grande école", annuncia in
una lettera a Rue89 che nel 2011 tornerà in Marocco perché stanco degli sguardi diffidenti, della battute razziste ormai radicate nella cultura popolare. Dice che non è l'unico dei suoi colleghi connazionali che faranno lo stesso. Una vittoria per i nazionalisti intolleranti, per i seguaci dei Le Pen, ma una sconfitta per la Francia che perde dei cervelli di qualità e soprattutto fa la figura del Paese chiuso, in cui i diritti fondamentali non sono rispettati, il paese in cui la "fraternité" è andata a farsi fottere.
Alla faccia della "
immigration choisie" tanto sperata da Nicolas Sarkozy, quella che permetterebbe alla Francia di scegliere i lavoratori migranti migliori: sono loro stessi a rifiutarla!
E poi che cattivo gusto per i tecnici di Place Beauvau, sede degli Interni, vantarsi dei risultati dei controlli dei campi nomadi
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En 15 jours, 40 camps illégaux de Roms ont été démantelés, ce qui va entraîner la reconduite de 700 personnes dans leur pays d'origine

Un vanto gratuito e davvero pessimo, roba che potrebbe scatenare le invidie leghiste e rilanciare alla grande la corsa xenofoba. Prepariamoci.

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