Uno dei rischi delle banlieue, un rischio serio che vorrei trattare approfonditamente, è che l'isolamento dei cittadini induce a sentirsi "cittadini altri", non appartenenti allo Stato francese, cittadini che danno vita a uno Stato nello Stato. In poche parole in Francia, nelle banlieue, certi atteggiamenti sono riconducibili a quelli della mafia, le bande di giovani sono riconducibili alle cosche, e nella stessa maniera danno vita a un sistema economico parallelo basato sui traffici di droga (avete presente il sistema del "go fast" tra Marocco, Spagna e periferie francesi, sistema che si può notare anche in "Un profeta"), microcriminalità, sussidi "alternativi" a quelli dello Stato e omertà.

Ecco, ora parliamo di omertà. Vi ricordate dell'autunno 2007, dei moti di Villiers-le-Bel (ne parlavo
in questo post, in questo ancora e in quest'altro). Da poco è cominciaot il processo contro cinque giovani accusati di aver sparato contro dei poliziotti. Tre testimoni che dovevano rimanere anonimi e uno "in chiaro" hanno rifiutato di dare il proprio contributo. Solo uno ha testimoniato in anonimato per "rompere la legge del silenzio delle banlieue". In un articolo publicato da "les Inrockuptibles" si può ben notare come questo sistema, reso possibile da una legge del 2001
e usato per la prima volta nel 2007 e poche altre volte, sia usato quasi esclusivamente negli affari riguardanti gli scontri nelle periferie:

  • processo contro i giovani della cité des Tarterêts, Corbeil-Essones, per l'aggressione di due Crs;
  • processo contro i responsabili degli émeutes a Saint-Dizier, Haute Marne.
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