Se Roberto Saviano lasciasse la Mondadori, come scrive oggi su Repubblica rivolgendosi ai manager, la Mondadori perderà migliaia e migliari di euro. Se poi la Mondadori lotterà per non farsi sfuggire Saviano e l'affare si instaurerà un legame tra "autori di libri di mafia"=business="professionisti dell'antimafia". No?

Io sono un autore che ha pubblicato i suoi libri per Mondadori e Einaudi, entrambe case editrici di proprietà della sua famiglia. Ho sempre pensato che la storia partita da molto lontano della Mondadori fosse pienamente in linea per accettare un tipo di narrazione come la mia, pensavo che avesse gli strumenti per convalidare anche posizioni forti, correnti di pensiero diverse. Dopo le sue parole non so se sarà più così. E non so se lo sarà per tutti gli autori che si sono occupati di mafie esponendo loro stessi e che Mondadori e Einaudi in questi anni hanno pubblicato. La cosa che farò sarà incontrare le persone nella casa editrice che in questi anni hanno lavorato con me, donne e uomini che hanno creduto nelle mie parole e sono riuscite a far arrivare le mie storie al grande pubblico. Persone che hanno spesso dovuto difendersi dall'accusa di essere editor, uffici stampa, dirigenti, "comprati". E che invece fino ad ora hanno svolto un grande lavoro. E' da loro che voglio risposte.

Saviano è consapevole che sta fornendo materia a chi lo giudica come un "professionista dell'antimafia"? La Mondadori è pronta ad assumersi questo "epiteto" infausto? Berlusconi, che ha come fedele amico uno che utilizzò il termine "professionista dell'antimafia" contro chi parla di criminalità, entrerà in questa categoria?

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