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Non sono un grande appassionato di calcio, ma martedì scorso, in un bar di Cordova, non potevo rimanere neutrale davanti alla partita Barcellona – Arsenal e le quattro reti di Lionel Messi. Tra una tortilla de patatas e un gazpacho, accompagnati da birra Alhamba, ho goduto come un matto a vedere un calciatore muoversi così. Raramente mi è successo di rimanere incollato allo schermo a guardare i replay.

Domenica sera, sono rimasto incollato alla tv a vedere Roberto Saviano, scrittore che mi piace, ma non in maniera acritica. Mi sono piaciute le sue parole sulla camorra e la criminalità, e mi è piaciuto il suo racconto della vita di Lionel Messi.
Già nel febbraio 2009 aveva scritto la storia di Messi su Repubblica
, ma l’articolo non mi era piaciuto affatto, era troppo “egocentrico”, diceva poco di Messi. Sembrava una storia estratta da una chiacchierata fatta per caso, durante la quale Saviano forse non aveva preso appunti, note, come se l’avesse scritto a memoria e non avesse potuto riportare tra le virgolette quanto Messi gli aveva detto, o come se non avesse parlato molto a lungo con Messi e si avesse letto la sua storia altrove, parafrasandola. Questa sensazione era condivisa anche da altri, come il giornalista sportivo di Repubblica Maurizio Crosetti.
Devo dire che domenica sera, su Raitre a “Che tempo che fa“, nella suo racconto orale della storia di Messi, Saviano mi è piaciuto, specialmente nel finale, in quella metafora sintetica.

Tuttavia, nel suo racconto così come nel suo articolo, c’è un’imprecisione rispetto il resoconto dell’arrivo di Messi al Barça fatto dal quotidiano spagnolo “El Pais“. Ovvero la firma del contratto sul tovagliolo non succede in un bar all’aperto a Rosario, dando poi l’occasione della partenza di tutta la famiglia che “lascia Rosario senza documenti, senza lavoro, fidandosi di un contratto stilato su un tovagliolo“, per poi arrivare a Barcellona dove Messi viene curato per tre anni. La firma del contratto sul tovagliolo avviene nel 2000 nel ristorante del Pompeia Tenis Club a Barcellona.

PS: Sono inezie, sì, però rendono il racconto meno romantico di quello di Saviano.
Nonostante ciò, dopo aver sentito il podcast della conferenza “Libri come” sull’analisi delle canzoni dei neomelodici napoletani, sono convinto che riternere Saviano uno scrittore “di mafia” sia riduttivo. C’è altro, oltre al coraggio delle sue parole.
PS2: io aspetto ancora di vedere all’opera Bojan Krkic. Avrà pure una storia meno “forte” di quella di Messi, ma anche lui ha un talento invidiabile.

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