Strano. C'è un giudice che fa delle inchieste su fatti gravi, migliaia di morti, sollecitato dai parenti delle vittime. Poi qualcuno nota pretestuosamente un errore procedurale, lo denuncia e ferma tutto.
Si potrebbe riassumere così, con il solito adagio: quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito.
È Baltasar Garzon, il giudice spagnolo che ha fatto inchieste su Augusto Pinochet, su Videl, su Al-Qaeda, sulle tangenti spagnole, sull'Eta e via dicendo.
Su impulso delle associazioni di familiari delle vittime del Franchismo, aveva deciso di riaprire il caso nonostante l'aministia generale del 1977. Lo spiega bene Miguel Anxo Murado sul Guardian:

he didn't really intended to investigate any atrocities at all, rather he was acting at the behest of victim's relatives who wanted to find and exhume their bodies. (…) there are more mass graves in Spain than in Bosnia and still more missing persons than in Argentina. What Garzón did was to demand information about their possible murderers as a necessary step to searching for the corpses.

Poi, a un certo punto, si rese conto di non essere competente e inviò i fascoli ai tribunali a cui spettava il compito. Tuttavia tre movimenti di estrema destra, di cui uno coinvolto nell'inchiesta di Garzon, lo querelarono per questi errori procedurali e ora il giudice passa dal banco dell'accusa a quello degli imputati. Ora, Garzon è noto per essere un "giudice stella" e viene accusato di aprire inchieste da titolone in prima pagina solo per apparire. Però – come fa Murado nell'articolo sul Guardian – bisogna considerare anche che il resto della magistratura spagnola è molto politicizzata. Murado cita Alfredo Prego, ultraconservatore che scrivere su una rivista "pro-Franco", che dovrà giudicare Garzon.

Quando però i principali e più autorevoli giornali stranieri come l'Economist o il New York Times guardano la luna, e cioè fanno notare il paradosso, facendo capire che qui si sta bloccando un'azione investigativa importante, altri giornali, o meglio giornaletti italioti, guardano al dito e criticano.
Sto parlando in particolare de il Giornale e il Foglio, guarda caso due giornali molto vicini a Silvio Berlusconi. Già, perché la maggior parte degli altri giornali italiani ha adottato e adotta sul tema titoli più neutri, obiettivi, pacati.
Ma perché tanto astio da parte dei due giornali? Perché Balthazar Garzon in passato osò addirittura aprire un'inchiesta su
Telecinco, la rete berlusconiana in Spagna, e osò anche chiedere di togliere l'immunità a Berlusconi.

Si possono riscontrare due tipi di critiche rivolte a Garzon dai due giornali: l'accostamento ad Antonio Di Pietro, nemico numero uno di Berlusconi, e ai giustizialisti; la megalomania e gli insuccessi.

I suddetti giornali giudicano Garzon come un giudice schierato, dimenticando il contesto in cui agisce e a cui fa riferimento Murado. Per loro il magistrato spagnolo è al pari di certi colleghi italiani (chiaramenti tutti politicizzati, tutti toghe rosse, sia chiaro), tipo Di Pietro. Non è una cosa nuova, per carità. Berlusconi aveva inserito lo spagnolo nella lista dei giudici nemici già tempo fa. Di recente, il 24 marzo scorso, il Giornale titolava così: “La caduta del giudice Garzon – Il Di Pietro spagnolo imputato per corruzione”. Non era la prima volta che il procuratore andaluso veniva paragonato a quello molisano. Nell'aprile 2007, precisamente il 21 aprile, il Foglio titolava “Un altro fiasco di Garzon, il Di Pietro iberico”.
Perché? Perché il procuratore spagnolo si sarebbe piegato “al vento del giustizialismo”, come scriveva
Salvatore Scarpino il 21 aprile 2007 su il Giornale. Come se un giudice non dovesse seguire l'ideale di giustizia, no?

C'è poi l'accusa di “megalomania”. Le azioni dello spagnolo vengono “amplificate” con espedienti retorici, esagerate, così come avviene nelle storielle che ci si racconta nei bar. Alcuni titoli sono molto chiari: “L'ultima di Garzon: disseppellire 180 mila morti” è il titolo del pezzo del 3 settembre 2009, simile a un altro titolo, il mese dopo: “L'ultima del giudice. 'Ma Franco è morto?' Garzon lo vuole sapere”, del 18 ottobre 2008. Notate la retorica, il capovolgimento della realtà, il dire “l'ultima”, come se si riferisse una barzelletta, il ridicolizzare la ricerca di una verità.
Per indagare su tutto e tutti, forse anche con una certa durezza, viene istituito il parallelo con tra Baltazar Garzon e Tomas de Torquemada. Il 26 ottobre 1998
“il Giornale” accostava Garzon a Torquemada, mentre un articolo di Stefano Zurlo del 12 aprile 2002 dava dell'inquisitore al giudice spagnolo. Oltretutto Garzon, prima di darsi alla toga, aveva studiato in seminario, quindi l'accostamento con l'inquisizione sembra più azzeccato.

A Garzon viene anche rimproverato di aprire inchieste che poi sfociano nel nulla, o peggio, di lasciarsi sfuggire i criminali. È successo il 25 maggio 2009, quando il Giornale accusa Garzon di aver fatto scappare un narcotrafficante. Rientra in questa serie anche l'articolo de il Giornale del 28 agosto 2006, dal titolo “Il flop del supergiudice Garzón: assolta la metà dei suoi accusati”. C'è poi il “fiasco” a cui fa riferimento il foglio il 21 aprile 2007 (vedi sopra), la “caduta” de il Giornale del 24 marzo, così vicino a quel titolo de il Foglio dello scorso 25 febbraio “La stella cadente di Garzon”. Era forse un'allusione a quel suo essere un “giudice stella”, uno dei tanti, stando a quanto scriveva Manuel Vasquez Montalban su Repubblica nel 1998?

Varie ed eventualiIl Foglio è solitamente molto critico con Barack Obama, tranne in casi rarissimi. Uno di questi risale all'8 aprile 2009 quando il Foglio pubblica la traduzione di un articolo di sostegno a Obama. Strano. Però poi si scopre che l'articolosostiene Obama contro Garzon, che vuole capire meglio la faccenda dei prigionieri di Guantanamo. A questo punto i conti quadrano.

Nella querelle tra il 7 novembre 2006 s'intromettono anche i tre giornali del sistema “Qn – Quotidiani nazionali” (il Giorno, il Resto del Carlino, la Nazione), con la simpatica espressione “Vieni avanti Garzon”, che richiama quel “Vieni avanti cretino” di banfiana memoria.
Indelicato di nome e di fatto è Alberto il cui
pezzo del 1° agosto 2003 viene titolato “Il ritorno dell'epidemia Garzon”.

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