Essendo ancora agli inizi (sì, nonostante siano già sei anni che provo a fare il giornalista, mi definisco ancora agli inizi) ed essendo studente di una scuola di giornalismo in cui continuamente si riflette sul mestiere, mi è capitato di interrogarmi spesso sul "come trascrivere le interviste".

Non è semplice. Io tenderei a trascriverle paro paro, rispecchiando il reale linguaggio usato dalle persone intervistate, cosa che aggiunge più informazioni sulla stessa. In altre occasioni invece i tutor consigliano di rendere in maniera più prosaica quanto detto: se il congiuntivo è scorretto, correggi; se il linguaggio è tecnico, semplifica; e così via.

Ora, a rimettere tutto in dubbio fortificando la mia voglia matta di realismo interviene questo pezzo uscito su Slate.com, "Do newspapers ever correct a speaker's broken English?" in cui si segnala un recente episodio in quest'ambito (quello raccontato dal New York Times  in un articolo su Haisong Jiang, il passeggero che ha mandato in tilt il servizio di sicurezza di un aeroporto) e si segnala l'ambiguità delle "guide di stile" dei giornali statunitensi sulla materia:


  • "Never alter quotations even to correct minor grammatical errors or word usage" (Associated Press);
  • "The Times does not 'clean up' quotations" (The New York Times);
  • "[w]hen we put a source's words inside quotation marks, those exact words should have been uttered in precisely that form". "It's foolish, as well as misleading, to alter the words of high school dropouts to make them sound like professors." (Washington Post).

In molti casi i giornali invitano i loro cronisti a parafrasare le dichiarazioni e correggere l'uso sbagliato delle parole (ad esempio non si deve scrivere "doin'" ma "doing"). Ecco, io adotterei queste semplici regole, ma non per i politici.

Ultimamente mi capita di seguirne alcuni, interrogarli o sentirne parlare e noto che ci mettono una vita a esprimere un concetto chiaro. La cosa vale di più per quelli di centro-sinistra, perché quelli di sinistra e della Lega Nord sono diretti, mentre quelli del centro-destra (e ormai anche alcuni esponenti leghisti) sanno come comunicare in maniera semplice, chiara e minimale (sanno cosa è un "sound bite").

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