È grave il quadro delineato delineato dall’economista della Breaking Views Ian Campbell (e pubblicato su Le Monde) sulla situazione finanziaria italiana in questo momento in cui la Grecia e la Spagna sono fortemente in crisi.

L’Italia non ha suscitato preoccupazioni perché in termini assoluti il suo debito non è tra i più forti di quelli nella zona euro., ma la situazione è fragile e il governo dovrebbe intraprendere mosse forti. Il Pil è diminuito del 2,8% nell’ultimo anno. Tra le misure proposte bisognerebbe alleggerire la burocrazia per aumentare la competitività dell’industria.

Il rischio, conclude Campbell, è che il prossimo choc spedisca l’Italia al tappeto.

Anche Tito Boeri, su la Repubblica del 25 febbraio, parla di questo rischio chiedendosi "A chi toccherà dopo la Grecia?".

Non si rassicureranno i mercati con interventi estemporanei volti ad abbellire i conti pubblici del 2010 pregiudicando magari le entrate future, ma solo con piani di riduzione del debito per il medio termine e riforme che possano far ben sperare sulla crescita a medio termine. Oggi questi piani non ci sono. Né formalmente, né in pratica. Il Programma di Stabilità dell’ Italia presentato appena un mese fa dal Governo prevede una modestissima riduzione del debito nel 2012 in uno scenario molto ottimistico quanto alla crescita […].

E poi elenca un po’ di pratiche economiche-finanziarie del governo, ritenute scorrette:

Nella pratica, nelle azioni concrete dell’ esecutivo, tutto sembra improntato a «passare la nottata» senza pensare che le nottate difficili devono ancora venire se non facciamo nulla. Pur di raccattare 5 miliardi con lo scudo fiscale si incentiva l’ evasionee si alimenta il riciclaggio di denaro sporco che, come narrano le cronache quotidiane, alimenta la corruzione, a sua volta fonte di oneri molto alti per le casse dello Stato. Si interviene per tamponare la crisi di aziende che pesano sulla campagna elettorale in laguna, fino a pagare coi soldi dei contribuenti la bolletta elettrica dell’ Alcoa, sfidando le sanzioni dell’ Unione Europea sugli aiuti di Stato. Ovviamente le migliaia di piccole aziende che nel silenzio stanno chiudendo non ricevono lo stesso trattamento. Non c’ è una strategia per uscire dalla cassa integrazione, in buona parte pagata dal contribuenti.

 

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