Ieri sera mentre guardavo Ballarò ho cambiato canale, messo su Raiuno, e sono incappato proprio sulla canzone di Pupo e di Emanuele Filiberto. Per puro gusto trash l’ho guardata rimanendo piacevolmente sorpreso. Eviterò di parlare di quanto fosse tamarra la presenza del cantante lirico e quanto fosse mediocre, sia nei contenuti sia nello stile, il suo ritornello miserrimo.

Tratterò invece del testo composto da Enzo Ghinazzi (ovvero Pupo) ed Emanuele Umberto Reza Ciro René Maria Filiberto di Savoia, parlerò dei significati politici, perché sono quelli che mi sono saltati subito alla mente appena l’ho sentito. Si nota chiaramente un riferimento a valori del centro-destra, ma non al centro-destra berlusconiano. C’è una contrapposizione tra destra identitaria, tradizionalista, conservatrice, e una destra più moderna, quasi finiana.
Secondo Televisionando è il manifesto politico di E.F.d.S. e come vedremo dopo non mancano gli elementi per escluderlo. Per me però ci sono anche quelli di Gianfranco Fini e, nel complesso, si delinea un inciucio politico tra centro e destra. Ma andiamo avanti a strofe.

Io credo sempre nel futuro, nella giustizia e nel lavoro,
nel sentimento che ci unisce, intorno alla nostra famiglia.
Io credo nelle tradizioni, di un popolo che non si arrende,
e soffro le preoccupazioni, di chi possiede poco o niente.

È la prima strofa, cantata da Pupo. Già la presenza della parola "futuro" è una chiara allusione a "FareFuturo", il think tank finiano. Troviamo poi una parola chiave, "giustizia", che differenzia le posizioni dell’ex leader di An e dei suoi seguaci dalle posizione di Berlusconi e dei berlusconiani. Ma attenzione, "futuro" e "giustizia", se uniti a "lavoro", potrebbero sbilanciare il messaggio verso una sinistra moderna, un po’ giustizialista e un po’ fighetta, come certe frange del Pd.  Il verso successivo chiarifica tutto grazie a "nostra famiglia" e "tradizioni", dei valori e degli ideali conservatori.
Il "popolo che non si arrende", tuttavia, a me richiama in mente la Resistenza. Ebbene, un centro-destra moderno e repubblica non disdegna la resistenza come riferimento. Dalla resistenza sono nate la repubblica e la costituzione,
difese da Fini.

Io credo nella mia cultura e nella mia religione,
per questo io non ho paura, di esprimere la mia opinione.
Io sento battere più forte, il cuore di un’Italia sola,
che oggi più serenamente, si specchia in tutta la sua storia
.

Qui è Emanuele Filiberto che canta. Espone i valori di una destra identitaria e nazionalista: la cultura, la religione. Sinceramente, nelle prime due righe sembrano quasi le frasi di un leghista ("mia cultura", "mia religione", "io non ho paura di esprimere la mia opinione", magari anche a rutti). Tuttavia il terzo verso toglie ogni dubbio: non si fa riferimento all’Italia, ma a "un’Italia sola", unita e unica. Davvero molto poetico e originale il richiamo retorico al cuore. Complimenti agli autori. Facendo una visita al sito personale del principino si trova addirittura una pagina dedicata "ai suoi valori", non quelli immobiliari, sia chiaro. Si parla di ideali: famiglia, tradizione, cultura e arte, cristianesimo, rispetto e verità, l’Italia unita. Qui queste quattro versi, seppur brevi, riassumono un manifesto politico.
Va però ricordato che, nella scorsa campagna elettorale per le elezioni europee, Emanuele Filiberto di Savoia si è schierato con l’
Udc, a centro.
Il quarto verso è falso e incomprensibile. Non trova riscontri nella pagine dei suoi valori. Non lo considero nemmeno: l’Italia non ha mai saputo specchiarsi "serenamente" "in tutta la sua storia". L’hanno piazzato lì solo per la metrica e basta.

Ricordo quando ero bambino, viaggiavo con la fantasia,
chiudevo gli occhi e immaginavo, di stringerla fra le mie braccia.

Il principino canterino ricorda la sua infanzia in esilio. Io sono stato tratto in inganno nei primi istanti. Pensavo facesse riferimento ad altre cose che vanno tanto di moda tra i politici. Ma lui non è politico, lui è nobile, e quindi non avrei dovuto pensare male.

Tu non potevi ritornare pur non avendo fatto niente,
ma chi si può paragonare, a chi ha sofferto veramente.


Il cantante di “Gelato al cioccolato”, seguendo lo spirito repubblicano di Fini, alza l’indice e bacchetta il principino ricordando le malefatte di cui sono responsabili gli antenati del principe rallista-ballerino-cantante. Eppure, ed è cosa nota, dimentica ciò di cui sono responsabili anche gli "antenati" politici di Fini, che a sua discolpa

è da tempo che ha fatto "mea culpa".

Io credo ancora nel rispetto, nell’onestà di un ideale,
nel sogno chiuso in un cassetto e in un paese più normale.

La chiusa di Pupo torna a essere un chiaro riferimento ai valori di Farefuturo: il rispetto degli avversari, gli ideali politici, la voglia di togliere l’Italia dallo stallo in cui è finita, lo stallo delle contrapposizioni ideologiche, degli interessi particolari.

La canzone tratta quindi del flirt continuo tra Udc, destra finiana e destra identitaria. Si pianifica un inciucio nazionalpopolare, come la kermesse sanremese, ai danni del premier Silvio Berlusconi.
Quest’insieme di valori è stato però fatale alla canzone di Pupo e di Emanuele Filiberto. Sono stati eliminati alla prima serata. C’è stata una confluenza di interessi politici avversi ai due. Da una parte i critici musicali, tutti di sinistra, hanno trovato la canzone troppo “de destra”. Dall’altra il popolo del televoto, chiaramente berlusconiano, ha giudicato la canzone troppo finiana e insidiosa. Andava eliminata prima che potesse vincere e quindi, pavlovianamente, il popolo ha reagito inviando migliaia di sms per gli altri concorrenti.
L’inciucio è fallito ancora una volta. Il complotto sanremese è stato sventato.

Annunci