Donne senza posti
Tra tutti i "papabili" presidenti del Consiglio dell’Ue e ministro degli esteri dell’Ue sono rari, rarissimi, i nomi delle donne. "Où sont les femmes?", si chiede il corrispondente di Libération da Bruxelles Jean Quatremer. Me lo chiedo pur’io. Lui aggiunge anche che probabilmente l’Europa assomiglierà di più all’Arabia Saudita…

Però le donne mancano anche nella Commissione europea. Sono otto le commissarie, sui 27 totali. Pochine. Meno della metà. Dati degni dell’Italia, non dell’Ue che tanto si batte per i diritti civili. Quando andavo nelle scuole prima delle scorse elezioni europee, uno dei dati che mostravo era la percentuali di donne in parlamento divise per nazionalità, e l’Italia, tra i paesi con più seggi, aveva numeri molto bassi.
La Commissione cerca sempre di avere dei ruoli ripartiti bene in base alle forze politiche e al genere. La situazione è già grave, ma come sarà la prossima commissione del Barroso II? Al momento, su dodici candidati nominati ufficialmente, solo due sono donne.
Alcune europarlamentari, quasi tutte con nomi scandinavi e nordici (Anneli Jäätteenmäki, Diana Wallis,Izaskun Bilbao Barandica, Lena Ek, Rebecca Harms, Heidi Hautala,Silvana Koch Mehrin,Siiri Oviir, Sirpa Pietikäinen, Eva-Britt Svenss) hanno scritto una lettera per chiedere un po’ più di attenzione sul tema.

La petizione scomparsa con le firme di Padoa-Schioppa e Prodi
Nelle pagine "Débats" su "Le Monde" di oggi c’è una lettera titolata "L’Union européenne après Lisbonne – Un contrepoint verteux à trois institutions", a cura del think-tank Notre Europe (di cui Tommaso Padoa Schioppa è presidente). La prima firma è di Jerzy Buzek. Poi, passandole in rassegna, si trovano quelle dell’ex ministro dell’economia Tommaso Padoa Schioppa, e dell’ex presidente del Consiglio italiano (nonché ex presidente della Commissione europea) Romano Prodi. Mi chiedo proprio perché questa lettera non sia stata pubblicata anche in Italia. Forse ai direttori le sorti dell’Europa stanno a cuore…

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